Come influenzare gli influencer?

È pratica diffusa tra le aziende quella di mandare prodotti gratuiti agli influencer più rilevanti del proprio settore, affinché li promuovano insieme alla marca. Ma quanto è efficace questo approccio? Nonostante sia una pratica consolidatasi negli ultimi anni, sembra che la direzione verso cui tendere oggi sia quella di sviluppare delle vere e proprie partnership con gli influencer di riferimento, anziché cercare di ottenere da loro della pubblicità “gratuita”.

Molte aziende, infatti, associando gli influencer a dei semplici blogger, pensano di poterli ingaggiare nella stessa modalità con cui catturano l’interesse dei giornalisti. In realtà gli influencer, pur emergendo proprio dal mondo dei blog, vlog e social media in senso lato, rappresentano oggi un mondo a sé.

La community dei digital influencer è oggi una forma riconosciuta dell’industria dell’intrattenimento: gli influencer conoscono bene la loro community e creano contenuti in grado di soddisfare le esigenze e gli interessi dei propri follower. Per questo motivo, marche e prodotti possono trovare spazio solo se risultano coerenti e pertinenti all’interno della narrativa proposta dall’influencer (e non semplicemente perché se li trova “fuori dalla porta”).

La prassi di creare vere e proprie partnership con gli influencer dovrebbe dunque consolidarsi, e questa voce di spesa dovrebbe iniziare a comparire all’interno del proprio budget aziendale. Ecco 5 motivi per cui vale la pena investire in una partnership con un influencer:

  1. È l’unico modo per attirare veramente la loro attenzione: oggi gli influencer sono subissati di stimoli, provenienti da diverse realtà e molti dei quali generati da marche concorrenti.
  2. Garantisce tempistiche e deadline precise: un contratto a cui attenersi consentirà all’azienda di gestire meglio modalità e tempi di promozione di un prodotto, garantendone anche un maggior controllo.
  3. Consente un maggior controllo sui contenuti: è possibile concordare contenuti e creatività applicati al proprio brand e ai propri prodotti, così come le metriche utili per valutarne l’efficiacia.
  4. Arricchisce il brand: l’influencer pagato ha a disposizione più risorse da investire nella creazione di contenuti validi e ricchi per il proprio pubblico di riferimento.
  5. Aiuta a capire meglio il proprio posizionamento: l’influencer professionista conosce il proprio pubblico e arriva a rifiutare tra il 50 e il 70% delle offerte di collaborazione da parte delle aziende, perché giudica le marche e i prodotti poco coerenti con il suo posizionamento. Quando accetta, significa che la coerenza c’è e che può lavorare a ottimizzare l’immagine di ciò che deve promuovere presso un pubblico disposto ad ascoltarlo.

È tempo dunque che le aziende capiscano che gli influencer non sono semplicemente dei professionisti della comunicazione a titolo gratuito. Solo tramite una chiara partnership è possibile ottenere il massimo da questa forma di marketing.

 

(Liberamente tradotto e adattato da Influencer Marketing: How Far Does Free Go?)

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